In un’era in cui la società si muove verso una maggiore inclusione e accettazione, riemergono periodicamente voci che sembrano riportarci indietro nel tempo. Un recente video ha riacceso il dibattito sulle dichiarazioni di Padre Amedeo Cencini, un sacerdote che si presenta anche come psicologo iscritto all’Ordine del Veneto. Le sue parole, dense di pregiudizi e prive di fondamento scientifico, non solo sollevano un’ondata di sdegno, ma pongono domande cruciali sull’etica professionale e sulla responsabilità delle istituzioni.
Il nucleo delle affermazioni di Cencini è tanto semplice quanto pericoloso: egli definisce l’omosessualità come una condizione di “fame di sesso” e sostiene categoricamente che “non esiste la coppia omosessuale”. Per lui, le relazioni stabili tra persone dello stesso sesso sarebbero semplici “accordi” basati sulla libertà reciproca di avere avventure sessuali.
Queste dichiarazioni non sono solo offensive; sono scientificamente insostenibili. La psicologia moderna e le principali associazioni professionali, sia in Italia che a livello internazionale, hanno da tempo superato i modelli patologizzanti dell’omosessualità. Le terapie di conversione sono state ampiamente condannate come dannose e inefficaci. Le parole di Cencini, pertanto, non sono un’opinione tra le tante, ma una profonda violazione dei principi etici e scientifici su cui si fonda la professione dello psicologo.
Un conflitto tra vocazione e professione?
Ancor più grave è il fatto che queste affermazioni provengano da un uomo che indossa due vesti di grande responsabilità: quella di sacerdote e quella di psicologo. Un sacerdote, secondo la dottrina cristiana, ha il dovere di accogliere gli ultimi, i sofferenti e gli emarginati. Le parole di Cencini, invece, non fanno altro che stigmatizzare, escludere e infliggere ulteriore dolore a persone che spesso già affrontano discriminazioni e difficoltà.
Il video stesso, con la sua didascalia finale, suggerisce che tali insegnamenti, impartiti a sacerdoti e seminaristi, causino “depressione, crisi e addirittura suicidi”. Se questo è vero, Cencini non starebbe solo offrendo un’interpretazione erronea della realtà, ma starebbe attivamente causando danni psicologici a persone vulnerabili.
Il ruolo dell’Ordine degli Psicologi
Questo ci porta alla domanda più urgente: come è possibile che un soggetto con queste posizioni sia ancora iscritto a un Ordine professionale? L’Ordine degli Psicologi ha il compito di vigilare sulla condotta etica dei suoi membri, tutelando la salute pubblica e la dignità della professione. Di fronte a dichiarazioni pubbliche che denigrano un’intera comunità e promuovono concetti scientificamente smentiti, ci si aspetterebbe un intervento rapido e deciso.
Le affermazioni di Padre Cencini non sono una questione di libertà di parola, ma di responsabilità professionale. Uno psicologo ha il dovere di non nuocere. Le sue parole, invece, sembrano progettate per fare esattamente il contrario.
La mancata presa di posizione o l’assenza di provvedimenti seri da parte dell’Ordine rischia di minare la fiducia nella professione stessa. La comunità psicologica deve dimostrare di essere un baluardo contro la disinformazione e il pregiudizio, specialmente quando questi provengono da figure che dovrebbero essere di riferimento.
È giunto il momento di un’azione concreta, non solo per condannare le parole di Padre Cencini, ma per ribadire con forza che l’etica, il rispetto e la scienza sono i pilastri inamovibili della psicologia.
Il presente articolo è stato scritto nel pieno esercizio della libertà di pensiero e di espressione garantita dall’articolo 21 della Costituzione della Repubblica Italiana, che recita: “Tutti hanno diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione”.