Assenteismo Parlamentare: Uno Schiaffo alla Dignità dei Cittadini in Tempo di Crisi

In un Paese che ogni giorno fa i conti con disoccupazione, inflazione, salari stagnanti e una crisi economica che non accenna a rallentare, la scena delle sedute parlamentari deserte suona come una vera e propria offesa alla dignità degli italiani. L’assenteismo dei parlamentari è una piaga cronica della nostra Repubblica, ma in un momento storico in cui milioni di famiglie non riescono più ad arrivare a fine mese, tale comportamento diventa qualcosa di più: un insulto, uno sfregio, un atto profondamente indegno per un Paese che ancora osa definirsi “civile”.

Parlamentari assenti, cittadini presenti… nella disperazione

Le immagini di un’aula parlamentare semivuota durante votazioni cruciali – a volte persino per leggi di bilancio, riforme sociali o misure di sostegno alle fasce più deboli – non sono solo scoraggianti, ma rivelano una frattura ormai insanabile tra la classe politica e il popolo. Mentre i nostri rappresentanti disertano i banchi del Parlamento, milioni di italiani si svegliano ogni mattina con un pensiero fisso: come far mangiare i propri figli, come pagare la bolletta, come affrontare l’aumento dei carburanti o il costo esorbitante dei beni di prima necessità.

Quanto guadagna un parlamentare italiano?

E qui arriva il paradosso che fa più male: un parlamentare italiano percepisce uno stipendio mensile che si aggira intorno ai 13.000 euro lordi, a cui si sommano diarie, rimborsi, indennità e privilegi vari. Una cifra che equivale a circa 15-20 volte il reddito medio di un lavoratore dipendente italiano. Il tutto pagato, è bene ricordarlo, con le tasse di quei cittadini che tirano la cinghia per sopravvivere.

Ora, è lecito domandarsi: con quale coscienza un parlamentare, che gode di tali trattamenti economici e logistici, può permettersi di non presentarsi in Aula, spesso senza alcuna giustificazione plausibile?

Assenza come regola, non come eccezione

Non si tratta di casi isolati. Sono centinaia le sedute in cui l’Aula si svuota, soprattutto nei pomeriggi e nei giorni in cui i riflettori dei media non sono puntati. I numeri parlano chiaro, e basta scorrere i resoconti ufficiali delle presenze per rendersi conto di una realtà sconcertante: per molti parlamentari l’impegno istituzionale sembra essere diventato un secondo lavoro, se non un fastidio. Non contano le urgenze legislative, le emergenze sanitarie, le crisi sociali: la poltrona vale più della responsabilità.

Poltrone ben salde e senso del dovere assente

La verità è che molti dei nostri rappresentanti sembrano più attaccati al potere che al dovere. Sono pronti a tutto pur di conservare la loro posizione: cambiare casacca, contraddirsi, assecondare logiche di partito o giochi di corrente. Ma quando si tratta di lavorare, di discutere leggi, di votare, di essere presenti, allora le sedie restano vuote. E con esse, anche la fiducia dei cittadini nei confronti della politica.

In un Paese normale, in un Paese realmente civile, un’assenza ingiustificata dovrebbe comportare la sospensione dello stipendio, se non addirittura l’espulsione dal ruolo. Ma in Italia no: si preferisce girare la testa dall’altra parte, normalizzare l’abuso, fingere che tutto sia accettabile.

Una questione morale, prima ancora che politica

L’assenteismo parlamentare è, in fondo, il simbolo di una degenerazione morale prima ancora che istituzionale. È il segnale che chi ci governa ha perso il contatto con la realtà. Che non conosce più la fatica del lavoro, il senso del dovere, l’onestà dell’impegno quotidiano. Che ha dimenticato – o forse non ha mai capito – cosa significhi rappresentare un popolo.

Il silenzio degli onesti è il vero pericolo

Ma c’è un’altra responsabilità che non possiamo ignorare: quella dei cittadini silenziosi, di chi guarda e si rassegna, di chi non denuncia, di chi accetta questo scempio come fosse la normalità. L’indignazione non basta: serve un risveglio civile, una presa di coscienza collettiva. Dobbiamo pretendere la presenza, l’impegno, la trasparenza. Dobbiamo chiedere conto di ogni euro versato, di ogni voto mancato, di ogni promessa tradita.

Ridare dignità alla politica per restituire speranza all’Italia

Il Parlamento dovrebbe essere il cuore pulsante della democrazia, non un salotto elitario per privilegiati. La politica deve tornare ad essere servizio, sacrificio, esempio. Perché in un’Italia stremata, ferita, umiliata dalle ingiustizie quotidiane, l’ultima cosa che possiamo tollerare è l’assenza di chi dovrebbe combattere per noi.

È tempo di dire basta. È tempo di restituire dignità al ruolo istituzionale. È tempo di chiedere a gran voce che chi siede in Parlamento lo faccia per merito, per vocazione, per responsabilità. Non per stipendio o per mantenere una poltrona.

Il presente articolo è stato scritto nel pieno esercizio della libertà di pensiero e di espressione garantita dall’articolo 21 della Costituzione della Repubblica Italiana, che recita: “Tutti hanno diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione”.