Come funziona l’8 per mille: dove finiscono i soldi, cosa succede se non firmi e i falsi miti da sfatare

Ogni anno, con la presentazione del modello 730 o del Modello Redditi Persone Fisiche, milioni di contribuenti si trovano davanti alla casella dedicata all’8 per mille. Molti firmano senza pensarci troppo, altri preferiscono lasciare lo spazio in bianco, convinti che in questo modo i propri soldi rimangano allo Stato o non vengano destinati a nessuno.

In realtà il meccanismo è diverso da come viene comunemente immaginato e rappresenta uno degli aspetti meno conosciuti della dichiarazione dei redditi.

Vediamo quindi, con esempi pratici, come funziona l’8 per mille, chi riceve realmente le somme e cosa accade quando il contribuente decide di non esprimere alcuna scelta.

Cos’è l’8 per mille

L’8 per mille è una quota dell’IRPEF, cioè dell’Imposta sul Reddito delle Persone Fisiche, che lo Stato italiano destina annualmente allo Stato stesso oppure alle confessioni religiose che hanno stipulato un’intesa con lo Stato.

Il sistema è disciplinato principalmente dagli articoli 47 e 48 della Legge 20 maggio 1985, n. 222, mentre le modalità di utilizzo della quota destinata allo Stato sono regolate dal D.P.R. 10 marzo 1998, n. 76.

È importante chiarire subito un punto fondamentale.

L’8 per mille non rappresenta una tassa aggiuntiva.

Il contribuente non paga un’imposta in più, ma sceglie semplicemente a chi destinare una piccola quota dell’IRPEF che comunque dovrebbe versare.

Quanto vale l’8 per mille

Facciamo un esempio molto semplice.

Immaginiamo che un contribuente debba pagare:

  • IRPEF dovuta: 10.000 euro

L’8 per mille corrisponde allo 0,8% di tale importo:

10.000 × 0,008 = 80 euro.

Quegli 80 euro non vengono aggiunti alle imposte da pagare.

Sono già compresi nell’IRPEF dovuta e il contribuente può soltanto decidere a chi destinarli.

A chi può essere destinato

Nella dichiarazione dei redditi è possibile scegliere di destinare l’8 per mille:

  • allo Stato;
  • oppure a una delle confessioni religiose ammesse dalla normativa vigente.

Lo Stato utilizza queste risorse per finalità di interesse sociale e umanitario, tra cui interventi contro la fame nel mondo, assistenza ai rifugiati, edilizia scolastica, tutela dei beni culturali, calamità naturali e recupero dalle dipendenze patologiche.

Le confessioni religiose impiegano invece le somme secondo quanto previsto dalle rispettive intese con lo Stato, generalmente per attività religiose, assistenziali, caritative, culturali e umanitarie.

Cosa succede se non firmo?

È probabilmente la domanda più frequente.

Molti credono che, non firmando, la propria quota resti automaticamente allo Stato.

Non è così.

Le quote relative ai contribuenti che non esprimono alcuna preferenza vengono redistribuite in proporzione alle scelte effettuate da chi invece ha firmato.

Questo è il punto più importante da comprendere.

Un esempio pratico

Immaginiamo che ci siano soltanto 100 contribuenti.

Di questi:

  • 40 esprimono una scelta;
  • 60 non firmano.

Tra i 40 che hanno scelto:

  • 20 indicano la Chiesa Cattolica;
  • 12 scelgono lo Stato;
  • 8 scelgono altre confessioni religiose.

Le percentuali delle scelte espresse sono quindi:

  • 50% Chiesa Cattolica;
  • 30% Stato;
  • 20% altre confessioni.

A questo punto anche le quote relative ai 60 contribuenti che non hanno firmato vengono ripartite secondo queste stesse percentuali.

In pratica:

  • il 50% delle quote dei non firmatari andrà alla Chiesa Cattolica;
  • il 30% allo Stato;
  • il 20% alle altre confessioni religiose.

Di conseguenza, non firmare non significa non destinare l’8 per mille.

Significa semplicemente lasciare che siano le scelte degli altri contribuenti a decidere anche la destinazione della propria quota.

È obbligatorio firmare?

Assolutamente no.

La scelta è completamente facoltativa.

Il contribuente può:

  • firmare per uno dei destinatari;
  • scegliere lo Stato;
  • non firmare affatto.

Nessuna di queste decisioni comporta sanzioni o effetti sull’importo delle imposte dovute.

Chi non presenta la dichiarazione può scegliere?

Sì.

Anche i contribuenti esonerati dalla presentazione della dichiarazione dei redditi possono esprimere la scelta per l’8 per mille utilizzando l’apposita scheda e consegnandola secondo le modalità previste dall’Agenzia delle Entrate.

L’8 per mille, il 5 per mille e il 2 per mille sono la stessa cosa?

No.

Si tratta di tre strumenti completamente distinti.

L’8 per mille riguarda lo Stato o le confessioni religiose.

Il 5 per mille finanzia enti del Terzo Settore, ricerca scientifica, ricerca sanitaria, associazioni sportive dilettantistiche e altri soggetti previsti dalla legge.

Il 2 per mille è destinato ai partiti politici.

Le tre scelte sono indipendenti tra loro.

È quindi possibile:

  • scegliere tutte e tre;
  • sceglierne soltanto una;
  • non sceglierne nessuna.

Una decisione non influenza le altre.

I falsi miti sull’8 per mille

Negli anni si sono diffuse numerose convinzioni errate.

“Se non firmo i soldi rimangono a me.”

Falso. L’importo dell’IRPEF resta identico e la quota viene comunque distribuita.

“Firmando pago più tasse.”

Falso. L’8 per mille non aumenta l’imposta dovuta.

“Posso dividere la mia quota tra più destinatari.”

Falso. È possibile indicare un solo beneficiario.

“Se non scelgo nessuno, i soldi restano automaticamente allo Stato.”

Anche questa è una convinzione errata. Le quote dei non firmatari vengono ripartite proporzionalmente alle preferenze espresse dagli altri contribuenti.

 

 

L’8 per mille non è una tassa aggiuntiva ma un meccanismo di destinazione di una parte dell’IRPEF già dovuta. La scelta è libera e facoltativa, ma è importante essere consapevoli delle conseguenze.

Chi firma decide direttamente il destinatario della propria quota.

Chi non firma, invece, non impedisce la distribuzione dell’8 per mille: lascia semplicemente che la propria quota venga ripartita secondo le preferenze espresse dagli altri contribuenti.

Per questo motivo, indipendentemente dal destinatario prescelto, esprimere una scelta consapevole è l’unico modo per decidere personalmente dove sarà destinata quella parte delle proprie imposte.